Comunicato Stampa del 21.12.2013

valli
Prendiamo spunto da quanto asserito in un volantino fatto circolare dalla società Valli Spa, promotrice dell’impianto biogassificatore, ovvero digestore, ovvero centrale a biogas, in Lonato loc. Campagnoli, per ribadire i motivi del nostro NO ALL’IMPIANTO ed evidenziare la scarsa chiarezza e poca verità contenuta nel volantino richiamato.

Punto 1: “Non è un inceneritore, non è un biogassificatore. E’ un impianto a biogas”

Biogassificatore? Impianto a biogas? Digestore anaerobico? E’ un enorme impianto che produce energia tramite combustione di biogas prodotto da fermentazione di fanghi da depurazione, attività normata dal D.M. 05/02/1998, come lo sono tutte le attività di “valorizzazione” di rifiuti tramite combustione diretta o indiretta. La combustione di 5.700.000 metri cubi anno di biogas ci preoccupa per la conseguente enorme quantità di emissioni gassose totali emesse! Ricordiamo che quest’anno un medesimo impianto nel comune di Orzinuovi, il 25% più piccolo di questo, è stato negato dalla provincia di Brescia. Crediamo che sia inutile nascondersi dietro ai nomi, le problematiche di natura ambientale restano.

Punto 2: “L’intero impianto sarà realizzato … ridotto di 6.000 mq”

La riduzione della metratura della struttura coperta è di 7.300 mq a cui va sottratta l’impronta dei digestori, del gasometro, dei cogeneratori e della cabina elettrica. Si arriva così ad una riduzione effettiva di circa 5.300mq. Rispetto alla metratura autorizzata di 23.300 mq non comunque è sufficiente a ridurre gli impatti ambientali che andrà a generare. La riduzione della metratura del capannone sarebbe “compensata” dall’istallazione di ben 8 silos, alti 20 metri, ben più del capannone e con diametri di 17 mt l’uno. I silos non sono propriamente strutture amovibili e, ancorché dipinti di verde-bio, non sono paragonabili a “giardini verticali”. Inoltre la zona in cui tutt’ora ha sede l’impianto produttivo, che si vorrà modificare, è circondata da un lato da area agricola di salvaguardia e dall’altro da una frequentatissima area commerciale. Tale area presenta infine criticità al livello geologico e di falda, come già evidenziato.

Punto 3: “L’impianto produrrà biogas cioè praticamente metano”

L’associazione biogas = metano è inesatta. Il biogas, perché di un impianto a biogas si tratta, è una miscela di gas composta da metano (il 50% circa), ma anche da anidride carbonica e da altri gas serra (HCl, H2S, NH3, particolato). Inoltre secondo dati dell’Arpa di Reggio Emilia, il biogas proveniente dalle digestione di fanghi di depurazione contiene vari contaminanti:

COMPOSTI ALOGENATI

Tetracloruro di carbonio, clorobenzene, cloroformio e trifluorometano, composti che possono favorire la formazione di diossine e funari

CONTAMINANTI FLUORATI

Clorofluorocarburi

SILOXANI

Siliconi legati da radicali organici originati da diversi prodotti di consumo (shampoo, detergenti e cosmetico)

POLVERI e PARTICOLATO

Per ottenere il metano (per la precisione “bio-metano”) dal biogas sono necessarie ulteriori lavorazioni di purificazione, non previste in questa richiesta, con ulteriori impatti, e spreco di energia. Breve nota sul “metano”, quello vero: un veicolo alimentato a metano emette circa il 25% in meno di inquinanti rispetto all’alimentazione a benzina. Non ha quindi emissioni nulle!

Punto 4: “I fanghi biologici che verranno utilizzati sono gli stessi già autorizzati per l’impianto esistente”

I cosiddetti fanghi biologici derivano dalla depurazione di reflui industriali e civili e sono classificati come rifiuti speciali (D.L. 152/06 Parte IV). La quantità e qualità di fanghi per i quali l’impianto risulta autorizzato tramite la determina provinciale nr.1335 del 15/04/2013 non è ancora operativa, in quanto la Provincia non ha al momento rilasciato alcun nullaosta. Inoltre, la quantità richiesta è potenziale e raggiungibile solo in casi di picco. Il digestore così dimensionato richiede, invece, un quantitativo costante di 210.000 ton di fanghi/anno. Un quarto della produzione Lombarda!

Punto 5: “L’impianto a biogas consente semplicemente di produrre energia elettrica pulita da metano”

Come spiegato nel punto 1, il biogas viene usato per alimentare due motori a combustione interna per una cilindrata totale di 120.000cc (la cubatura equivalente a 120 vetture). Dai dati depositati risulta che i due motori emetteranno in atmosfera 10.900 metri cubi ora di gas di scarico! Nella tabella sottostante vengo messe a confronto le emissioni limite emesse in un giorno di funzionamento con quelle limite emesse da autoveicolo diesel euro5 durante la tratta Castiglione-Desenzano di 10 Km. Lasciamo a voi le conclusioni.

Inquinante

Limite g / metro cubo

Limite giornaliero impianto Kg

Limiti emissioni autovettura diesel euro5 g/km

Equivalenza emissioni espresse in nr di autovetture al giorno che precorrono la tratta Castiglione- Desenzano (10Km)

Polveri

0,010

2,6

0,005

52.000

HCl

0,010

2,6

Carbonio Organico Totale

0,150

39.2

HF

0,002

0,5

NOx (ossidi azoto)

0,450

117.7

0,18

65.200

CO (monossido di carbonio)

0,500

130.8

0,50

26.150

Punto 6: “L’impianto non usa prodotti alimentari di consumo (es. mais) ma si serve dell’energia residua dei fanghi da depurazione delle acque”

Attualmente l’impianto non utilizza mais, ci mancherebbe! In caso contrario ci sarebbero contestazioni circa l’utilità sociale di sottrarre derrate alimentari destinate all’uomo per la produzione di energia . Ciò non toglie che l’impianto possa in futuro essere alimentato con altri prodotti che hanno un maggiore potenziale di produzione di biogas e/o più redditizi per l’azienda ma meno per l’ambiente.

Punto 7: “Tutta l’istallazione è economicamente sostenibile anche senza incentivi dello Stato”

Apprendiamo, con sommo piacere, che l’intera installazione sarà “economicamente sostenibile anche senza incentivi dello Stato”. Chiediamo, quindi, all’azienda di rendere note l’importo delle sovvenzioni che riceverà e di rinunciarvi, oppure di devolverli a qualche ente benefico. L’AIRC ad esempio! Ci chiediamo per quel motivo l’azienda non ha pensato di dotarsi già anni fa di tale impianto, visti gli innumerevoli vantaggi per l’ambiente e la popolazione …

Punto 8: “L’impianto compenserà … le attività ad alto impatto ambientale presenti in zona”

Non è richiesto a nessuna azienda, tanto più alla Valli Spa, di assorbire gli impatti ambientali prodotti da altre aziende in loco. Crediamo che l’azienda si debba invece impegnare a fornire le oltre 100 integrazioni e quesiti circa l’impatto ambientale che la provincia ha richiesto.

Punto 9: “L’impianto … consentirà di eliminare definitivamente eventuali odori residui”

Senza voler fare polemica, siamo felici che l’azienda abbia ammesso pubblicamente per la prima volta in 15 anni di attività di essere fonte di emissioni odorigene nella zona Campagnoli. Ricordiamo che la determina nr.1335 del 16/04/2013 aveva come obiettivo l’eliminazione di tutte le emissioni odorigene, senza alcuna emissione da combustione. Non c’è motivo per ricorrere ad un digestore anaerobico, visto che alla potenziale (e tutta da dimostrare) riduzione di emissioni odorigene corrisponde una notevole emissione di inquinanti atmosferici! Speriamo che la richiesta di questo nuovo impianto non sia l’ennesima scusa per ritardare la risoluzione dell’annosa problematica delle molestie olfattive.

Punto 10: “Dove realizzati … producono energia secondo la direttiva europea 20-20-20”

La direttiva comunitaria denominata “20-20-20” fissa i traguardi degli Stati membri in merito all’efficienza energetica da raggiungere entro il 2020: riduzione gas ad effetto serra del 20%; riduzione dei consumi energetici del 20%; produzione di energia da fonti rinnovabili pari al 20% del totale. Ma non è sulla base di ciò che l’impianto proposto potrà essere un modello di sostenibilità ambientale. Un impianto di per se non puo’ rispettare la direttiva 20-20-20, per definizione della norma stessa, essendo destinata agli Stati e non alle aziende. Ricordiamo, inoltre, che la direttiva stabilisce che più alta sarà la riduzione del consumo di energia, meno energia da fonti rinnovabili sarà necessaria per raggiungere l’obiettivo. Pare quindi ovvio che la ricerca di maggiore efficienza nell’utilizzo dell’energia sia una priorità maggiore rispetto alla produzione di energia elettrica da impianti dai dubbi impatti.

In conclusione

auspichiamo che la procedura di VIA instaurata innanzi alla Provincia di Brescia rimanga la sede adeguata e competente a valutare i contenuti della vicenda e a pronunciarsi sull’autorizzazione o sul diniego del nuovo impianto. Attendiamo il deposito delle integrazioni tecniche richieste dalla Provincia, in forma ufficiale e non tramite volantini propagandistici che di ufficiale hanno ben poco.

Come Comitato, vista l’importante partecipazione della cittadinanza tramite la raccolta delle firme (già oltre 6.000), visto l’interessamento di diverse amministrazioni comunali confinanti, vista la presa di posizione di diverse associazioni di categoria, non mancheremo di fornire le informazioni in merito allo stato della procedura in corso e a sensibilizzare ulteriormente istituzioni e cittadini in merito a iniziative considerate poco “sostenibili” per il territorio del quale ci occupiamo. Per maggiori informazioni www.comitatocampagnoli.it sezione “documenti”, oppure mail: [email protected].

Questa voce è stata pubblicata in slide. Contrassegna il permalink.